Quest’anno non ho preso un aereo, non ho spulciato tra le offerte Ryanair, non ho scoperto mete ignote. Ho trascorso parte della mia infanzia in un campeggio a Port Grimaud, viaggiavo con la roulotte con i miei nonni, estati indimenticabili ma lontane. Sarà stata la laurea, il sentirmi grande all’improvviso o magari la consapevolezza che non mi sarei mai più goduta estati così lunghe che ho deciso di partire alla volta della Costa Azzurra.

Macchina carica e appartamentino prenotato nel cuore di Mougins, paesino nell’entroterra tra Cannes e Grasse, paese di artisti che si anima solo la sera. Ovviamente l’appartamento era rigorosamente arredato in stile shabby chic, con una splendida terrazza che si affacciava sui tetti.
Non vedevo l’ora di arrivare eppure un pranzetto a Nice lo volevo fare, passeggiare tra le vie ricolme di tavolini e non sentire più nemmeno un vago ricordo di italiano: ero in vacanza finalmente. La Promenade des Anglais così libera e immensa d’inverno, ora si presentava ricolma di gente, sembrava che tutta la Francia si fosse riversata su Nice. Pranzo veloce, una foto ricordo in Place Massena e si riparte.

Finalmente arriviamo a Mougins, non dopo aver sbagliato strada almeno cinque volte, ovviamente. La strada inizia a salire nel cuore della Costa Azzurra, comprendiamo che il borgo è tutto pedonale, l’auto va lasciata e si prosegue a piedi. No, non avevo calcolato il peso della valigia in base alla salita che avrei dovuto fare. Alla cima però, nel cuore di Mougins, ecco l’incanto, la tranquillità, la serenità ci circonda, la musica dei locali in sottofondo allieta le vie e gli artisti, passando, seduti all’esterno dei loro atelier, ci salutano con sorrisi.
Siamo stanchissimi, il viaggio seppur breve, con 30°C all’ombra, è un po’ un’impresa, andiamo a mangiare in un ristorante: La Petit Fouet, la piccola frusta. Mi spiace per i vegetariani e gli animalisti ma io amo il fois gras e quando me ne arrivano due fette d’entrée… non pensavo ci fosse posto più alto del paradiso. Ma la vera sorpresa sapete quale è stata? Ragazzi che giocavano a bocce. Si! Avete capito bene! Non erano i pensionati che si dilettano nel tardo pomeriggio, erano ragazzi, vent’anni circa, hanno organizzato un torneo di bocce in piazza: meraviglioso. E io che credevo che mio nonno me lo avesse insegnato per la mia vecchiaia.

Un altro giorno ci siamo alzati presto e siamo partiti alla volta di Grasse, della casa profumiera Galimard: la creazione di un profumo mi aspettava. Sin da bambina mi sono ricoperta di tester ogni volta che entravo in profumeria, crescendo mi sono appassionata di vini, l’olfatto è sempre stato la mia guida. Ora avevo l’occasione di creare un profumo tutto io: comporlo, dosarlo e poi, profumarmi tutta! Un’esperienza esaltante, mi sono portata a casa l’Eau de Parfum fatta da me: il suo nome è Itaca.
Vi ho un po’ raccontato di mare, di paesi, di profumi e di cibo, non basterebbe certo un articolo per condensare tutta l’esperienza però, quando si vuole visitare un luogo, c’è un posto particolare che condensa ogni cosa: il mercato, ed è lì che mi sono avventurata ad Antibes.
Una distesa di frutti, verdure, carni, pesci, formaggi… mi immaginavo già al primo sguardo, tutti i meravigliosi piatti che ne sarebbero potuti derivare. Ci siamo avventurati tra il profumo di pesche mature, tra gli odori, alle volte discutibili, dei formaggi, ed eccolo, il banco delle spezie. Abbiamo preso un sacchetto ti tutto ciò che avremmo potuto trovare solo lì come il sale ai fiori di Antibes o le erbe di Provenza. Con due salsicce essiccate e un fois gras fatto in casa, ecco che la nostra cena sarebbe stata pronta da servire.

Solitamente non torno in posti dove sono già stata, mi dico sempre che la vita è già sin troppo breve e il mondo troppo grande, eppure, tornare sulle orme di passeggiate infantili, ecco che ho riscoperto luoghi, sperimentato profumi e sapori, un po’ nuovi e un po’ diversi. Toccare con mano il fascino dei piccoli borghi della Provenza e della Costa Azzurra, lascia dentro i cuori un incanto, qualcosa che ti porti a casa, come una cartolina. Comunque si, anche l’indigestione da ostriche l’ho portata a casa, ma godersi la vita, vale sempre la pena.

