La strada del Barolo. Quella via ormai famosa in tutto il mondo. I vigneti che ci invidiano. Il vino tra i migliori al mondo.
Sono nata esattamente a meno di mezz’ora da Barolo, il panorama dei vigneti è sempre stato un paesaggio d’abitudine, mai una cartolina, qualcosa da tenersi stretti nella mente durante un viaggio. Solo quando sono andata all’università mi sono accorta di quanto fossero belle le vigne.
Una delle cose che più amo fare appena iniziano le giornate soleggiate di primavera è risvegliare la mia Vespa. Indosso il mio casco jet, chiodo in pelle, nemmeno avessi una Harley, e inizio a girare per le colline senza meta.

La sensazione è liberatoria ed esaltante. Mi perdo, ma sono sempre a casa. Vedo le vigne più vecchie, quelle che conservano ancora le piante di rosa ad inizio filare, vedo cartelli Unesco, vedo infinite possibilità. Tra i miei sogni nel cassetto c’è la produzione di un vino tutto mio, nel frattempo mi dedico a diventarne un’esperta. Ovviamente parte del sacrificio è visitare cantine e fare degustazioni: un enorme sacrificio.
Quando mi vengono a trovare persone da altre regioni non sempre si rendono conto della vastità del settore vinicolo piemontese. Si siamo famosi per i nostri rossi, ma quanto? Come? Ogni vino ha un suo terreno, una sensibilità particolare e richiede cure dedicate: la pianta, l’acino e la lavorazione.
Questa estate mi sono rivolta ad un amico che lavora presso la Cantina Dosio sita a La Morra per aiutarmi nel trasmettere tutto l’amore che abbiamo verso la nostra terra. E ovviamente anche tutto il gusto che proviamo nel godercela!

Il Barolo è un vino particolare, vitigno Nebbiolo che viene coltivato esclusivamente in 11 comuni, terreni specifici, particolare e raccolti. Questi terreni si raccolgono attorno al comune di La Morra e Barolo. Ogni terreno ha la sua composizione che si riflette nel vino, ogni dorso di collina va incontro a diversi microclimi che ritroviamo poi nel calice.
Quando si stappa una bottiglia di Barolo si da vita ad una magia, una magia che parte dalle radici. In cantina i vini rossi così pregiati vengono coccolati, fanno passaggi in legno, in rovere francese, che sia per botte grande o barrique a seconda di quanto si desidera sentire i sentori del legno al momento della degustazione.
Il Barolo è un vino particolare perché ogni anno la domanda supera l’offerta, le più note cantine non riescono ad arrivare al Vinitaly con qualche assaggio, parliamo di Aprile. L’esclusività però è data dal limitato terreno dove è possibile fare Barolo.
Questa è una caratteristica particolare ma non unica, anche il Barbaresco, sempre vitigno Nebbiolo, ha dei suoi terreni di riferimento ed anche questo è un ottimo vino rosso che richiede estreme cure. A mio avviso alle volte il Barbaresco è molto più bevibile, è molto strutturato ma non quanto il Barolo, il che lo rende gradevolissimo anche in un semplice abbinamento di grissini e formaggi.

Tornare a casa e degustare i vini di Dosio mi ha portato a profumi indelebili, profumo di casa, profumo di tradizioni, profumo di esperienze uniche.
Tendo ad esaltare i vini rossi perché sono indiscutibilmente un fiore all’occhiello ma il Riesling è sicuramente uno dei bianchi da provare. Dal retrogusto leggermente idrocarburico ma non persistente quanto nei Riesling austriaci, una chicca da provare assolutamente.
Vi ho parlato di cura, di esperienza, di profumi. Tutto questo non ha però senso solo raccontarlo, va vissuto. Vi invito quindi a fare un tour delle Langhe piemontesi, passate a La Morra, fatevi una foto alla terrazza panoramica e godetevi un calice di Barolo alla cantina Dosio: ne vale la pena.

